Lagalla: “Con me la mafia non entrerà al Comune”

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Lagalla: “Con me la mafia non entrerà al Comune”

La lettera del candidato sindaco Roberto Lagalla al quotidiano La Repubblica

Apprezzo lo stile chiaro con il quale ieri, nell’annunciare l’iniziativa al Foro Italico del prossimo 22 maggio – alla quale sarò presente, così come in quella del giorno dopo – Carmelo Lopapa ha posto ai lettori alcune considerazioni sul mio conto. Anch’io utilizzerò questa forma schietta. Ebbene, sono un uomo libero e forte. Ed è proprio in virtù di ciò che non ho rifiutato il sostegno politico del partito guidato da Totò Cuffaro, del quale, in anni ormai lontani, sono stato assessore alla Salute, licenziando un piano di rientro dal disavanzo sanitario efficace e credibile, che non ha ricevuto alcun rilievo né è mai stato commissariato.
La mia libertà di spirito, l’essere immune a qualsivoglia ingerenza esterna, il muovermi sempre nel solco della Costituzione e una salda morale legalitaria, dimostrati in questi anni di servizio pubblico nelle istituzioni, mi portano ad apprezzare e non ripudiare lo sforzo di chi ha scelto la politica – il rapporto più nobile con i cittadini – come percorso civile di riscatto. Le argomentazioni poste dal professor Fiandaca, così come Lopapa ha ricordato, sono ineccepibili. Le condivido pienamente. Non mi ergo a censore e sono cosciente di non detenere né un primato etico né un punto di vista privilegiato sul mondo. La pluralità delle idee, le differenze nel “giudicare” moralmente dei comportamenti leciti, rappresentano l’essenza stessa del concetto di democrazia. “Nel campo di coloro che cercano la verità non esiste nessuna autorità umana; e chiunque tenti di fare il magistrato viene travolto dalle risate degli dèi”, sosteneva Albert Einstein. Insomma, contra factum non valet argumentum. E i fatti relativi alle mie esperienze sono sotto gli occhi di tutti. Con me la mafia non ha mai messo piede né all’Università né negli assessorati.
E rimarrà alla porta anche a Palazzo delle Aquile. Ad avere accesso saranno, innanzitutto, i portatori di speciali fragilità sociali e chi della mafia è vittima. Per loro è allo studio una misura per sostenere, ancora di più e in maniera diretta, i commercianti che denunceranno il pizzo. A tal proposito, è mia intenzione avviare nei prossimi giorni delle interlocuzioni con il governo nazionale, regionale, le associazioni di categoria, affinché questa idea possa concretizzarsi. Inoltre, intendo costituire un organismo indipendente di contrasto alla corruzione e all’infiltrazione mafiosa nella pubblica amministrazione; potenziare il polo universitario penitenziario, promosso da assessore regionale all’Istruzione; insediare a Palermo una sede dell’agenzia Transcrime, per il monitoraggio e la prevenzione dei fenomeni malavitosi. La mafia purtroppo è ancora viva e vegeta a Palermo. Si muove nel sottobosco, sta lontana dai riflettori. Servono interventi decisi – come quello operato ieri dalle forze dell’ordine a Brancaccio – e nuove visioni per sradicare questa mala pianta. Il sostegno ai commercianti è un primo, importante passo in avanti verso questa direzione.

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